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Il nostro pensare pedagogico

 

La pedagogia che ci ispira nel nostro lavoro è la pedagogia della relazione con il bambino. Nel momento stesso in cui viene al mondo, è una persona che ha diritto al massimo rispetto e alla più grande attenzione. Di qui l’apertura di servizi che aiutino e sostengano i bambini nel loro sviluppo, attraverso itinerari di crescita, di formazione, di socializzazione, di autonomia, in grado di esprimere ricchezze e differenze proprie di ogni essere umano. Noi vorremmo offrire ai bambini e alle bambine opportunità di esperienze, di competenze di occasioni che possano restare come ricordo di momenti importanti passati insieme. Pensiamo anche che i bambini di oggi, così impegnanti, così di corsa, come i loro genitori, abbiano dei diritti:

1.Il diritto all’ozio

A vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti. Viviamo in un’epoca dove tutto è programmato, curriculato, informatizzato. Ai bambini e alle bambine offriamo praticamente una settimana programmata nei minimi dettagli. Non c’è spazio per l’ozio, l’imprevisto, l’autoorganizzazione infantile: anche gli stessi spazi di gioco sono pre-organizzati e questo è utile ma dobbiamo pensare anche al tempo dei bambini e delle bambine in quanto tempo dell’infanzia. L’infanzia va vissuta non solo come periodo di preparazione all’età matura. Si tratta perciò di imparare a camminare sapendo che educare è anche fare strada insieme, attenti a ciò che ci viene incontro in maniera imprevista. E forse, come afferma il Piccolo Principe, capiremo che "l’essenziale è invisibile agli occhi". E’ indispensabile, per noi grandi, prendere coscienza che il tempo del gioco, il tempo dell’ozio, il tempo del giocare insieme agli amici è importante.

2.Il diritto a sporcarsi

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A giocare con la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, i rametti. Se noi osserviamo i bambini vediamo che possono passare ore a giocare con poche cose trovate per terra, le foglie, dei bastoncini, un po’ di sabbia: forse ci insegnano che non hanno bisogno di giochi e di giocattoli complicati ed elaborati, ma che apprezzano i materiali naturali perché possono essere più creativi.

3.Il diritto agli odori

A percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura, ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare nella notte la luna e le stelle. Oggi il rischio è quello di mettere tutto sotto –vuoto. Nelle nostre città e paesi è sempre più difficile sentire gli odori caratteristici: quelli del fornaio, del calzolaio, della farmacia. Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci accompagnano lungo la nostra esistenza.

4.Il diritto all’uso delle mani

A piantare, incollare, plasmare la creta, legare corde, colorare. Per non dimenticare la manualità fine perché rischiamo di avere bambini capaci di stare ore davanti ad un computer ma incapaci di usare un martello o un paio di pinze.

5. Il diritto al dialogo

Ad ascoltare e poter prendere la parola, interloquire e dialogare. Oggi giorno la televisione è molto presente nelle nostre case e con la televisione accesa non si prende la parola. Cosa diversa è il raccontare fiabe, narrare leggende, vicende o storie, fare uno spettacolo di burattini; in questi casi anche lo spettatore, ascoltando, può prendere la parola, interloquire, dialogare.

6.Il diritto ad un buon inizio

A mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e a respirare aria pura. Per tutti i bambini del mondo ci sia un buon inizio. Noi adulti abbiamo il dovere di pensare alle nostre città e paesi come spazi di vita anche per i nostri bambini. Spazi non inquinati e a misura umana. La scuola e i servizi per l’infanzia hanno una grande responsabilità nella formazione dell’individuo, per questo bisogna darsi il tempo per indagare e per riflettere sul tempo dei bambini e delle bambine che ci sono affidati. La gestione del tempo nei contesti formativi e nella giornata educativa, può fare la differenza sulla qualità dei servizi perché c’è stato il tempo dell’ascolto da parte degli educatori ai bisogni profondi dei bambini.

Coordinatrice Pedagogica

 

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